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Ri-mettersi in gioco

Ri-mettersi in gioco

 

Non esiste un’età per dire “basta ho imparato tutto”.  Per gli illuminati esiste solo una parola: evoluzione.

Amadeo Furlan

 

Sono trascorsi pochi giorni dall’evento formativo organizzato da noi di AF Solutions per Mediaset sul tema: “Ri-mettersi in gioco”.

All’inizio, durante il primo meeting di progettazione che ho avuto con la direzione di Publitalia (iniziative speciali), l’idea di organizzare questo evento, mi aveva particolarmente colpito e motivato, forse perché io stesso avendo superato già da tempo i 50 anni, mi sentivo parte in causa.

Mettersi o meglio ri-mettersi in gioco non è una cosa semplice, significa rompere schemi e abitudini che le nostre credenze hanno costruito e ben strutturato nel tempo. Abitudini che legate al nostro sistema dei valori, certificano i nostri atteggiamenti e il nostro copione di vita.

Quindi cosa deve fare una persona per vivere positivamente l’avventura di ri-mettersi in gioco? Basta solo essere capaci di vivere fuori dagli schemi? Basta essere flessibili e amare il cambiamento? Oppure ci vuole un grande evento emotivo per capire che possiamo anche vivere nuove esperienze fuori dalla nostra area di comfort?

Mentre ascoltavo lo splendido (per energia e motivazione) e giovane staff di Mediaset, mi ponevo mentalmente queste domande, e cercavo soluzioni e idee nei meandri della mia mente, negli anfratti più oscuri, dove si annidano le paure e le nostre insicurezze. Perché in quei luoghi trovo spesso le risposte alle mie aree di criticità ed è lì che capisco cosa devo fare per sbloccare le mie energie e le mie risorse. Energie e risorse che una volta attivate, mi permettono di andare in spazi virtuali dove non esistono confini, limiti, e dove i sogni si possono realizzare.

Vi domanderete perché questa premessa, perché queste domande, perché farle durante un briefing con un cliente. La risposta è stata scritta nel mio DNA da mio padre, grazie ad una frase che rappresenta la voglia di non fermarsi mai, il desiderio di progredire intellettualmente, spiritualmente e professionalmente, una frase che dice: “per le cose difficili ci vuole tempo, e per quelle impossibili ce ne vuole solo un po’ di più”.

Questa frase mi fu detta nel lontano 5 agosto di 36 anni fa, e solo tre giorni dopo, l’8 agosto lui moriva. È una frase che mi risuona dentro e che mi ha accompagnato tutte le volte che professionalmente e non solo, mi sono ri-messo in gioco, una frase che ha ricominciato a vibrare dentro di me con ancora maggior forza grazie ad un personaggio che mi piace definire amico, Alex Zanardi.

Si proprio lui, il driver cavaliere bianco per eccellenza, la persona che ha ottenuto i successi basando la sua forza nella relazione, nella condivisione, nel rispetto e nel “combattimento” etico e pulito. Un cavaliere bianco che un giorno è stato disarcionato dal suo fido destriero, e che in quell’atto duro e maldestro, gli ha portato via per sempre le gambe e lo ha avvicinato, nelle intense ore successive all’incidente, alla nuvola nera della morte. Morte che si è presentata con l’abito da festa per strappare quello che da tutti noi è considerato un grande campione, ma fortunatamente il suo cuore forte e puro, così tanto impregnato d’amore ricevuto, e di un’intensa voglia di vivere, gli ha dato la forza di non mollare, portando la luce lì dove era calato il buio.

L’esperienza di Alex mi ha permesso di comprendere che il tema del corso che Mediaset voleva per i propri manager, doveva passare non solo attraverso un’attività specifica di team building e team working, ma anche attraverso un testimonial d’eccezione, capace di far vivere con passione e forte emotività il desiderio del ri-mettersi in gioco, di dire a se stessi “devi disimparare per permetterti di imparare”.

Siamo noi i veri Driver del cambiamento, in un’ epoca di incertezza siamo noi a decidere la nostra strada, la nostra direzione. E chi meglio di Alex poteva raccontare tutto ciò. Un campione di vita che, dopo il risveglio si è posto le giuste domande, le domande necessarie per poter organizzare le proprie priorità in modo corretto. Un campione che ha dovuto disimparare ciò che fino al momento dell’incidente aveva memorizzato nelle sua mente e che da quel momento non erano più utili. Un uomo che ha saputo rimettersi in gioco per riorganizzare la sua vita prima come uomo, marito e padre, e poi come professionista.

La riunione andava avanti, e proseguiva su binari energeticamente perfetti, lo scambio di idee era corretto. Io ascoltavo con attenzione, ma inevitabilmente alcune parole attivavano il mio pensiero creativo, immaginando quello che sarebbe accaduto in quell’evento, dando la giusta collocazione ad ogni azione. Poi ecco un altro flash, un pensiero di Antonio Gramsci, scritto dalla casa penale di Turi il 27 giugno del 1932.

“Bisogna uscire dal fosso e buttare via il rospo dal cuore.”

E’ un pensiero di una forza propulsiva straordinaria, di una risolutezza unica. Cambiare il significato agli eventi del passato, significa buttare via il rospo dal cuore, rinascere a vita nuova evitando ogni inutile nostalgia. Nostalgia che nella generazione dei Baby boomers (la generazione dei cinquantenni) è stata nutrita dai grandi ideali come quelli di Kennedy, Martin Luther King, Ghandi, Madre Teresa di Calcutta, ecc. Quella generazione di cui anch’io faccio parte e che, nell’affrontare le nuove sfide imprenditoriali, manageriali e di crescita personale, spesso, si volta indietro e dice: “un tempo non era così ….. lo stress è sempre maggiore, le situazioni sono sempre più complicate……”

Purtroppo, viviamo gli impegni con una pressione eccessiva che ci spinge sempre di più nella direzione degli alibi. Alibi sempre più strutturati che spostano la responsabilità da noi verso gli altri, da noi verso l’esterno. Probabilmente, queste parole produrranno dello sdegno, e probabilmente, chi leggerà queste righe le sentirà come una minaccia alla propria nobile storia: “Lui non sa, ma io …”.

Sappiate che capisco perfettamente cosa si prova, perché anch’io sono passato attraverso questo snodo emotivo, del resto è comodo e più facile, o meglio automatico, vivere di rimpianti e di recriminazioni, continuare a vivere con i ricordi del passato, criticando con energia la pochezza volgare del nostro presente.

È comodo pensare che, prima inseguivamo il sogno, un’ideale, mentre oggi viviamo spesso una realtà miserabile. È comodo dire che, prima c’era una comunità generosa di ragazzi, e che oggi abbiamo solo solitudine e televisione trash. Prima comandavano gli ideali, oggi i soldi (lo era anche prima, ma ci bendavamo gli occhi).

Questo confronto tra passato e presente è realmente così? Le cose stanno veramente come noi ce le raffiguriamo? Si tratta di una realtà alla quale non sappiamo adattarci, modellarci o forse non abbiamo voglia di rimetterci in gioco?

Credo che la vera realtà sia solo una, il ri-mettersi in gioco!

Ripristiniamo, quindi, le nostre funzioni mentali assopite, stimoliamo la nostra evoluzione e non solo mentale, sarà automatico un cambiamento degli atteggiamenti e dei comportamenti, e tutto questo ci renderà vincenti e propositivi.

Cos’è accaduto ai manager di Mediaset nella giornata formativa di outdoor training trascorsa assieme ad AF Solutions?

La risposta la troviamo nella loro straordinaria partecipazione, caratterizzata da un impegno più unico che raro, con un’energia palpabile, un’altissima motivazione, perché il plus valore percepito era concreto.

Le parole dei partecipanti sono quelle che contano di più, perché sono loro i veri testimonial del corso, e perché solo loro hanno deciso di ri-mettersi in gioco.

Noi di AF Solutions siamo stati i semplicemente registi di un nuovo film e siamo orgogliosi di aver potuto far riscoprire ad ogni partecipante il loro vero copione di vita.

Grazie a tutti i partecipanti del corso Mediaset, e alla dirigenza che ci ha aiutato a fare bene il nostro lavoro conclusosi con una magnifica serata.